Quando internet ha cominciato a diffondersi presso il grande pubblico, io c'ero.
Ho iniziato a usare l'e-mail nel 1993.
A me hanno spiegato che 'e-mail' significa 'electronic-mail', quindi 'posta elettronica'.
L'e-mail è uno strumento di comunicazione formidabile, migliore di qualsiasi altro strumento.
Certamente il suo uso va contestualizzato: l'e-mail è il miglior strumento di comunicazione per l'uso lavorativo.
Nell'ambito lavorativo, l'e-mail consente di comunicare in maniera rapida ed efficace con clienti e partners anche all'altro capo del mondo.
Come? Nella maggior parte dei casi le comunicazioni sono concise, asciutte, dirette, efficaci: del resto uno strumento lavorativo come questo, deve rispondere a requisiti imprescindibili di chiarezza e immediatezza.
Negli Stati Uniti (lungi da me l'apologia degli USA) è ben chiaro il ruolo dell'e-mail e di conseguenza se ne fa un uso estensivo e, a mio parere, corretto.
In Italia (soprattutto in Italia) l'e-mail non è 'electronic-mail'.
Si legge su Wikipedia: 'È la controparte digitale ed elettronica della posta ordinaria e cartacea.'
Per capire dove voglio andare a parare, questo è il tipico scambio di e-mail di lavoro fra l'utente italiano e quello americano:
Giancarlo: "Caro John, come stai? Spero bene! E i figli? Tutto a posto? Io non mi lamento, a parte questa leggera febbre che ogni tanto va e viene e il raffreddore che ho preso la settimana scorsa mentre uscivo tutto sudato dalla palestra perché le docce erano di nuovo guaste. Ma venendo al lavoro, volevo chiederti se per caso hai avuto modo di esaminare quel documento che ti ho inviato 10 giorni fa. Ti auguro un buon fine settimana, salutami i tuoi cari e cerca di riposarti. Ciao."
John: "No. Too busy. I'll try during the week-end."
Allora mi viene il dubbio che in Italia e-mail significhi 'posta emotiva'.
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